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Chi siamo

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Siamo partiti il 15 luglio con una petizione lanciata su Change.org dal titolo

Una nuova proposta politica. Per un Green New Deal

 

Nella premessa scrivevamo: “Gli appelli all’unità delle forze di Sinistra lanciati finora, sempre in nome di una ”emergenza”, sono puntualmente morti il giorno dopo le elezioni, senza porre rimedio all’emergenza che li aveva originati.

Le elezioni europee ci hanno lasciato in una situazione davvero tragica: le forze di sinistra senza una rappresentanza istituzionale in campo Europeo; i nazionalisti al Governo che continuano a promuovere disinformazione mediatica e odio sociale, a produrre leggi pericolose per la convivenza civile, democratica, per il principio di unità del nostro Paese; il diffondersi di sentimenti come razzismo, sessismo, misoginia, odio. L’Europa dell’austerità, divisa dagli egoismi nazionali, è la migliore assicurazione sulla vita dei nazionalisti.

Questa è la vera emergenza, che si vada o no ad elezioni!

Per questo abbiamo scritto il testo che segue, che vi sottoponiamo. Non per rappresentare altri, se non noi stessi che, come tanti di voi, siamo impegnati ognuno nel proprio ambito sociale, politico, professionale, per promuovere i valori costituzionali e sperimentare strumenti di azione politica. Non per chiamare a raccolta intorno a noi, che non pensiamo ci sia da guidare alcunché, né intendiamo candidarci a farlo. Ma per offrire a chi si trova nello nostre condizioni l’opportunità di riconoscerci tutte e tutti in una comunità più ampia. Per provare a raccogliere nel modo più semplice, non solo le nostre preoccupazioni, ma il percorso che le forze democratiche dovrebbero, a nostro avviso, proporsi di compiere.”

In molti ci avete chiesto di essere aggiornati. Tante e tanti hanno dato la propria disponibilità a continuare a ragionare assieme e tentare di costruire “una nuova proposta politica”.

Il mese di agosto è stato burrascoso, con la caduta del Governo Conte e la nascita del “Conte bis” e in quel contesto in molti si sono interrogati sulle sorti di quel campo progressista, ecologista, municipalista, femminista, che in molti vorremmo coltivare. Uno campo, però, che non nasca dalla contingenza politica, men che meno elettorale, ma sia un nuovo “luogo” nel quale ci si rimetta, con pazienza e passione, al lavoro, partendo dai territori, dalle mille esperienze associative.

Da qui, il gruppo promotore della petizione ha deciso di andare avanti e di dotarsi di una organizzazione in grado di intercettare questa passione, nella disponibilità al confronto con tutti gli attori politici e sociali.

Proprio per questo, tra settembre e ottobre abbiamo lavorato in parallelo con alcune realtà associative per dare vita alla prima “piattaforma” delle associazioni: uno spazio comune in grado di fare rete e condividere battaglie e proposte.

E abbiamo redatto un breve invito, che vuole essere una “chiamata alla partecipazione” partendo da pochi, ma irrinunciabili, punti in base ai quali vogliamo invitare quanti sono impegnati nella nostra stessa direzione a convocare assieme una assemblea, per guardarci, riconoscerci e partire tutte e tutti insieme.

Comune. persone paesi beni

Il nome e il simbolo che abbiamo scelti sono provvisori. Quelli definitivi, così come il Manifesto politico comune, pensiamo sia giusto che siano decisi a valle di un percorso partecipato, con il contributo di tutte le iscritte e tutti gli iscritti. Tuttavia, era necessario dotarsi sin da subito di una riconoscibilità anche al fine di partecipare, assieme alle altre associazioni, alla creazione della Piattaforma comune.

Abbiamo, allora, scelto un nome che ci identificasse subito, che rendesse il senso di un obiettivo e un metodo. Sono “comuni” le sfide, le passioni, le paure; lo sono le condizioni, le ambizioni; i diritti e le battaglie che dovremo fare. E la nostra sfida è scagliata in un futuro che dovrà essere sempre più legato alle persone, ai paesi, ai luoghi che abitiamo, ai beni che vogliamo tutelare.

Ma “comune” ci ricorda anche la Comune di Parigi. Può suonar strano evocare fatti di 150 anni fa, due mesi appena di governo popolare a Parigi, prima del bagno di sangue che spianerà la strada alla III Repubblica. Ma gli accadimenti del 1871 (18 marzo al 28 maggio), restano un esempio modernissimo -unico- per almeno  4 ragioni. Il Controllo popolare: rappresentanti eletti nei dipartimenti e revocabili. Scelta di disarmare e sciogliere l’esercito professionale. Il ruolo delle donne, che guidano la rivoluzione e in essa portano,  consapevoli, la diversità di genere. La centralità che seppe dare alla scuola, libera, laica, gratuita, innovativa.

Perché non si può cambiare il mondo senza costruire la cultura e la spinta al cambiamento delle forze produttive. Talvolta guardare al passato può servire a immaginare il futuro.

Il gruppo promotore di “comune. persone paesi beni” è composto da:

Andrea Serra
Anna Bonforte
Anna Falcone
Antonella Leto
Corradino Mineo
Enzo Di Salvatore
Francesco Sylos Labini
Gianni Principe
Marilena Grassadonia
Patrizia Pozzo
Piero Bevilacqua
Rita Castellani
Roberto Giordano
Silvia Prodi
Valerio Tramutoli

Invito

Comune: persone paesi beni

Invito

Tutto cambia, intorno a noi e fra noi, e il cambiamento rischia di trascinarci in fretta: la crisi economica alimenta la crisi democratica, con uno scollamento ormai drammatico fra cittadini e istituzioni; la costante erosione dei diritti fondamentali rende i deboli sempre più deboli; la drammatica emergenza climatica e ambientale si aggrava ogni giorno nella sostanziale indifferenza dei potenti o, addirittura, con la loro attiva complicità. Come ci spronano a fare le ragazze e i ragazzi che si mobilitano in un nuovo grande movimento globale intergenerazionale, occorre muoversi subito per garantire all’umanità futura uno spazio vitale, civile e democratico: il nostro avvenire è oltre gli interessi dei pochi, oltre i muri, oltre le divisioni e l’odio per il vicino, se povero e se diverso, o non è.

 

Di fronte a una politica che torna a rinchiudersi nel recinto dello stato-nazione, è quanto mai urgente, per quanti non si vogliano arrendere alla politica dell’odio, alla cecità dello sfruttamento sfrenato delle risorse del pianeta, individuare un orizzonte, scegliere la direzione di marcia:

provare a costruire un mondo nuovo, più giusto, più uguale.

 

Resistere non è abbastanza. A problemi sempre più globali è necessario rispondere con una mobilitazione globale e, per noi italiani ed europei, rilanciare il progetto d’integrazione e democratizzazione europea che mirava a realizzare, in una Europa pacificata e unita, quell’ideale di “umanesimo sociale” scritto nella nostra Costituzione e nelle principali Carte dei Diritti.

 

È giunto il momento di abbandonare la ricerca di convergenze forzate tra mini apparati che cercano di perpetuarsi e provare a ripartire, invece, da alcune idee e da principi comuni e dalle tante e dai tanti che, spesso allontanandosi da partiti ormai autoreferenziali, hanno convogliato nel volontariato e nelle associazioni la loro voglia di partecipazione, per battersi contro le ingiustizie, esercitare il proprio senso della solidarietà verso gli ultimi, mobilitarsi in difesa del pianeta, del futuro.

Perciò vogliamo tener vivo uno spazio di confronto e di partecipazione fra quanti condividano i seguenti punti:

la nostra patria è l’Europa, quella del manifesto di Ventotene, che con un’idea alta del proprio futuro ha saputo emergere dalla devastazione di due guerre mondiali e dall’orrore nazifascista, ponendosi come costruttrice di pace, a difesa dei diritti dei suoi cittadini e cittadine, della democrazia e della libertà. Un’Europa che abbia la forza di superare gli interessi nazionali per abbracciare una politica solidale e di sviluppo, fondata sul riconoscimento dei diritti fondamentali, dell’uguaglianza e del lavoro, finalmente sanciti in una Costituzione e in un ordinamento federale. Un’Europa di cittadini con pari opportunità e diritti, che impedisca lo sfruttamento basato sul dumping sociale, e la preminenza di pochi Paesi a scapito degli altri e dell’Unione stessa, anche grazie a una fiscalità comune basata sulla progressività contributiva e la perequazione transnazionale. Bisogna abbandonare gli equilibrismi tra persone e mercato e riconoscere ai cittadini europei i diritti che solo una Carta Fondamentale, non certo un mercato unico o una moneta condivisa, può garantire: abbiamo una storia comune da costruire, una storia di pace e democrazia.

La nostra di Costituzione è un riferimento prezioso per costruire l’Europa che vogliamo ed è perciò fondamentale insistere nel difenderla e nel pretendere la sua attuazione, ampliando, e non comprimendo, il novero dei diritti e delle forme della partecipazione democratica: compito che la Resistenza ha affidato alle generazioni future, e dunque anche a noi.

la nostra lotta sarà globale.

Una grande battaglia, l’emergenza climatica, oggi accomuna milioni di persone nel mondo. Abbandonare un modello di sviluppo incompatibile con l’ambiente, la dignità e la vita delle persone: questa è la nostra risposta! Avviare un grande piano di investimenti nelle energie rinnovabili e, più in generale, nelle sfide tecnologiche poste dal vincolo della riproducibilità delle risorse; assumere la tutela ambientale come vincolo permanente nel governo del territorio, nell’accesso ai beni produttivi e nella gestione dei rifiuti; promuovere nuovi modelli di consumo circolari e condivisi, restituendo tutto il suo valore al tempo liberato. Avendo chiaro che l’emergenza climatica e l’enorme aumento delle disuguaglianze hanno la stessa origine, un modello economico e di produzione che mira ciecamente ed esclusivamente alla massimizzazione del profitto; che, dunque, l’accumulo di ricchezza nell’1% di abitanti del pianeta e gli ingenti investimenti delle banche globali nei combustibili fossili sono strettamente collegati.

Una potente élite miliardaria ha consegnato al futuro un mondo intossicato e sommerso dai debiti, che le cittadine e cittadini del mondo dovranno bonificare. Un mondo in cui viviamo la contraddizione tra la tutela dei paradisi fiscali dei ricchi, e il contrasto xenofobo all’immigrazione elargito come analgesico sociale contro l’impotenza di chi si è impoverito.

il futuro sono i giovani che pretendono un atto urgente di responsabilità da parte di tutte le generazioni per salvare, con loro, il futuro dell’umanità. Guai a chi pensi di glissare o di sottrarsi. Per molti la mancanza di lavoro o addirittura di una base di sostentamento è ancora la drammatica priorità. La risposta sta nel dare nuovo valore alla vita e alla dignità delle persone, e al lavoro, recuperandone il significato come realizzazione di sé, come strumento di emancipazione e condizione per l’effettiva partecipazione di tutti “all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.

la nostra famiglia è quella che sa amare i figli, i bambini e le bambine del mondo, senza mai considerarli proprietà; indipendentemente dal colore della pelle, dal ceto sociale, dall’orientamento sessuale dei suoi componenti. È questa per noi l’unica, vera, famiglia “naturale”, da sostenere e tutelare, soprattutto se in difficoltà: garantendo pari diritti a tutti i minori, asili gratuiti e accesso universale e gratuito alla scuola e alla formazione universitaria; adottando politiche mirate a sostenere l’autonomia e i diritti delle persone non autosufficienti, con adeguato riconoscimento del lavoro genitoriale e di cura.

la parità di genere è precondizione di qualsiasi società realmente giusta e uguale: la democrazia o sarà paritaria o non sarà. Non sono più tollerabili le discriminazioni culturali, economiche, lavorative, salariali e di carriera che pesano ancora sulle donne: ancora meno lo è il persistere di quel “soffitto di cristallo” che impedisce alle donne, pur avendone tutto il diritto, i talenti e l’esperienza, di accedere e affermarsi autonomamente nei luoghi decisionali e di vertice, nella sfera privata come in quella pubblica. L’uguaglianza e le pari opportunità, a prescindere dal genere e dall’orientamento sessuale, sono una priorità da perseguire senza scuse e con l’adozione di specifiche azioni positive. Solo una società drammaticamente miope può continuare a “punire” le donne che abbiano preteso di diventare madri e conservare il posto di lavoro e la propria libertà, spostando su di loro il costo umano ed economico di uno “Stato sociale” mai pienamente realizzato e adeguatamente finanziato. Mentre sono palesemente inadeguate le misure previste per il contrasto all’emergenza nazionale rappresentata da femminicidi e violenza di genere, che mai mettono in discussione la cultura di prevaricazione, sessista e patriarcale che ne è all’origine.

il nostro pianeta sarà popolato di città, luoghi di incontro, di cultura, di accoglienza. Dove si dovrà recuperare, anche nel commercio, il rapporto territoriale tra produttori e residenti, in un’economia circolare e autosostenibile che, evitando gli sprechi, rafforzi e premi il consumo consapevole contro la logica di mera massimizzazione dei profitti degli ipermercati, spesso a danno degli agricoltori, strozzati da prezzi alla produzione troppo bassi.

e di paesi e campagne dove non ci si senta mai isolati. Garantire un lavoro a chi lo richieda, nel luogo dove abita, anche tramite politiche legate alla transizione ecologica: è questa la condizione per risolvere la vera emergenza, che non è rappresentata da chi arriva nel nostro Paese, per trovarvi magari solo discriminazione e sfruttamento, ma da coloro che sono costretti a lasciarlo.

la nostra politica è partecipazione.

Vogliamo capire, discutere e imparare insieme, senza settarismi o primogeniture, per promuovere un cammino inclusivo, ampio e colorato. Vogliamo ricostruire, attorno ai valori unificanti della Costituzione, il campo della buona politica devastato da burocrazie impegnate per lo più a garantire assetti e carriere personali. Ciò che ci sembra urgente è tornare a costruire comunità di persone che si incontrano e organizzano per “concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”. È una sfida che ha bisogno, per essere vinta, di una risposta organizzata attraverso un percorso inedito, ambizioso e coraggioso di partecipazione diffusa.

Questo è l’invito che rivolgiamo a tutte e a tutti quelli che come noi vogliono dare il proprio contributo a far nascere e radicare questa nuova esperienza; e alle esperienze associative, civiche e culturali che vorranno confrontarsi.

La piattaforma

La piattaforma

Un gruppo di lavoro, composto da persone provenienti da diverse realtà associative, ha lavorato in questi mesi con l’obiettivo di costruire una comune piattaforma informatica, quale strumento di condivisione, discussione e approfondimento, che permetta di fare rete. L’idea guida, di questa specie di laboratorio, di co-working politico, è di accorciare le distanze, sul territorio e su tematiche prioritarie, che oggi ostacolano la costruzione di una rappresentanza efficace e riconosciuta per un tessuto sociale politicizzato che, benché ricco di energie e di saperi, appare disperso e costretto a un rapporto esclusivamente negoziale con il potere politico.

La piattaforma si compone di tre parti: un forum interno a ogni singola realtà associativa/comitato che deciderà di entrare nella piattaforma. Qui, gli associati potranno tenere le proprie discussioni, scambiare informazioni e materiali, incontrarsi (è prevista la possibilità di tenere web conference); ci sarà poi un forum comune a tutte le associazioni aderenti: un’agorà dove poter discutere, pianificare la gestione della piattaforma, strutturare campagne comuni della rete. La terza parte sarà il Blog dove saranno ospitati articoli, contributi e approfondimenti su singole tematiche, dove poter pubblicizzare iniziative delle singole associazioni o quelle comuni della piattaforma. Ed, in effetti, la quarta “gamba” della Piattaforma sarà giocata off-line: dalla condivisione di buone pratiche, a singole battaglie, campagne e mobilitazioni, le associazioni componenti la piattaforma, potranno incontrarsi fisicamente sui territori, promovendo iniziative politiche, sociali e culturali, così da rafforzare il lavoro comune e aumentare la massa critica.

In definitiva, l’associazionismo civico, sociale, culturale e politico, potrà ritrovarsi attorno ad uno spazio comune, senza rinunciare alla propria storia e alle proprie prerogative, ma decidendo di dare vita ad un luogo inedito di partecipazione che rafforzerà ogni singola componente, per contribuire tutti a rendere più forti ed efficaci le lotte.

Per la gestione pratica della piattaforma, sono stati predisposti: uno statuto, che assicuri la trasparenza e la democraticità dei processi decisionali riguardo al suo funzionamento e ai pari diritti di ogni singolo e singola utente; una carta dei valori da far sottoscrivere per l’iscrizione alla piattaforma; le regole di comportamento per un funzionamento ordinato e democratico.

Verrà così a costituirsi una rete, con una fisionomia che rappresenterà in definitiva una nuova forma, sia quanto al percorso di costruzione che alla struttura, di soggetto politico. Perché questa è l’ambizione di fondo, non presupposta a priori, ma esplicitamente assunta come obiettivo, dei suoi promotori.

Al gruppo di lavoro noi di Comune – persone paesi beni – abbiamo contribuito con convinzione. Siamo quindi intenzionati ad adottare la piattaforma come strumento di lavoro che riteniamo utile anche alla nostra specifica iniziativa che è proiettata su scala europea e globale, senza trascurare il livello territoriale e la presenza attiva sui problemi e sulle istanze poste dalle persone. Pertanto, chi vorrà aderire alla nostra iniziativa, sarà invitato a farlo iscrivendosi alla piattaforma e allo spazio che gestiremo al suo interno, attraverso il link che troverà in questo sito.

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Mi raccomando: non perdiamoci di vista eh?

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Sì.

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Hai già firmato la qualunque, i tuoi dati li hanno almeno 5 partiti nascituri e ti scrivono per mandarti le batterie di pentole e le nuove offerte del mercato libero dell’energia.

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Non se ne esce, l’unica è che te lasci la tua mail e noi promettiamo che la useremo solo per dirti qualcosa di interessante.
Interessante per te, intendiamo.





 

oppure scrivi a info@comune.cc

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